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Prodotti destinati a venire a contatto con alimenti

  Norma europea Recepimento in Italia Revisione europea
Materiali e oggetti destinati a venire a contatto con alimenti Direttiva 89-109 Decreto legislativo n. 108/1992 Regolamento 2004-1935
Oggetti in ceramica destinati a venire a contatto con alimenti Direttiva 84-500
(limiti di cessione di cadmio e piombo)
Decreto Ministero Sanità 4 aprile 1985 Direttiva 2005-31

A distanza di circa vent'anni, la Direttiva n. 500 del 1984, relativa agli oggetti in ceramica destinati a venire a contatto con gli alimenti, è stata modificata con Direttiva 2005-31, pubblicata sulla GUUE del 30 aprile 2005.
La Direttiva 2005-31 dovrà essere recepita in Italia entro il 20 maggio 2006.
La nuova Direttiva non modifica i limiti di cessione di cadmio e piombo vigenti.
Si segnala in via incidentale che lo standard ISO 6486 (edizione 1999) contiene dei limiti di cessione diversi e in alcuni casi superiori a quelli previsti dalla Direttiva europea.
Essa prescrive che gli oggetti in ceramica che non sono già in contatto con i prodotti alimentari devono essere accompagnati da una dichiarazione scritta nelle varie fasi di commercializzazione, inclusa la fase di vendita al dettaglio.
La dichiarazione è rilasciata dal fabbricante o da un venditore con sede nella Comunità e contiene le seguenti informazioni:

  • nome e indirizzo dell'impresa che fabbrica l'oggetto di ceramica finito e dell'importatore che lo importa nella Comunità
  • identità dell'oggetto
  • data della dichiarazione
  • attestato che l'oggetto di ceramica soddisfa le norme in materia (Direttiva 84-500 e Regolamento 2004-1935)

L'art. 16 del citato Regolamento 2004-1935 chiarisce che la dichiarazione scritta deve essere DISPONIBILE.
In aggiunta alla dichiarazione, il fabbricante o l'importatore nella comunità deve fornire su richiesta alle autorità nazionali competenti un'adeguata documentazione al fine di comprovare che gli oggetti di ceramica sono conformi ai limiti di cessione vigenti, cioè la documentazione delle analisi effettuate, le condizioni di prova e il nome e l'indirizzo del laboratorio che ha effettuato le prove.


 
La Direttiva 84-500 costituisce una "Direttiva particolare" rispetto alla "Direttiva generale" 89-109 sui materiali e gli oggetti destinati a venire a contatto con gli alimenti, recepita in Italia con Decreto legislativo n. 108/1992, recentemente sostituita con il Regolamento europeo 1935-2004 del 27 ottobre 2004, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione Europea del 13-11-04 (L 338) .
 
I Regolamenti europei sono immediatamente efficaci e non necessitano di recepimento formale da parte degli Stati membri.
 
Si richiama l’attenzione sugli articoli 15 e 17 del Regolamento 1935-2004, dedicati al problema della rintracciabilità degli oggetti destinati a venire a contatto con gli alimenti.
 
I produttori europei rappresentati dalla FEPF chiedevano in proposito che venissero stampigliate, nel retro del piatto, le seguenti informazioni/simboli:
-         marchio di fabbrica del produttore o del distributore/rivenditore (indicazione obbligatoria)
-         simbolo "adatto per gli alimenti" (indicazione facoltativa)
oltre a una dichiarazione scritta, destinata ai rivenditori, che attestasse la conformità alle norme applicabili (auto certificazione documentata), fatto salvo l'obbligo di fornire a richiesta delle autorità documentazione completa delle prove tecniche effettuate per il rispetto degli standard.
 
Il nuovo Regolamento 1935-2004 non ha tenuto conto purtroppo di queste richieste, che avrebbero consentito al consumatore di ricavare direttamente dal prodotto ceramico alcune fondamentali informazioni.
 
È stato eliminato il simbolo "adatto per alimenti" per i prodotti chiaramente destinati a venire a contatto con gli alimenti (art. 15, comma 2).
Non è stata prevista alcuna indicazione obbligatoria dell'origine (rintracciabilità) da riportare sul prodotto. La Direzione Generale Commercio ha ritenuto infatti che un provvedimento sulla salute e sulla sicurezza (come sono la Direttiva 89-109 e il nuovo Regolamento 1935-2004) non fosse lo strumento migliore per risolvere problemi commerciali, senza dire delle ripercussioni in sede WTO che un'iniziativa di questo genere avrebbe provocato.
 
Sulla base del nuovo Regolamento-quadro, un oggetto destinato a venire a contatto con gli alimenti dovrà essere "corredato" dal nome (nome commerciale) e dall'indirizzo del produttore o del trasformatore o del venditore stabilito all'interno dell'Unione europea (etichettatura, art. 15).
Queste informazioni dovranno apparire sui materiali o negli imballi, in un'etichetta applicata sul prodotto o in un documento (“cartellino”) che si trovi nelle immediate vicinanze del prodotto e sia chiaramente visibile dal consumatore (per esempio: sugli scaffali del negozio dove il prodotto è messo in vendita) (art. 15, comma 7, lettera c).
 
In pratica, potranno essere legalmente commercializzati piatti senza alcuna indicazione stampigliata sul retro, purché ci sia un cartellino con il nome e l'indirizzo dell'importatore, per esempio il Signor Rossi di Roma, nelle immediate vicinanze del piatto ...
 
La situazione su questo punto specifico purtroppo non si è modificata rispetto a prima (confronta art. 6, comma 2, lettera a, terzo alinea, Direttiva 89-109).